Piogge e pandillas
Sono capitato in Colombia in pieno golpe atmosferico. A luglio, si sa, una viaggio a Cartagena è un azzardo. Il sole è labile, le pioggia pertinace, le nuvole una costante. Ma l’azzardo, questa volta, è andato aldilà di ogni immaginazione. Piogge, o meglio, diluvi biblici hanno inondato diversi barrios della città. Ieri, davanti al mercato Bazurto, il nostro autobus della Metrocar arrancava guadando le strade trasformate in fiumi limacciosi da una pioggia inesorabile. La verità è che la pioggia ci mette molto di suo ma il resto lo fa l’incuria; una rete fognaria da trentesimo mondo e la basura, la spazzatura che ostruisce i tombini. E se non bastava la pioggia torrenziale e un inverno che nessuno ricorda così rigido dal 1993, ci si è messo Chavez a creare tensione tra Colombia e Venezuela. Questa settimana Disaronno ways e chi vi scrive vi regaleranno un reportage eccezionale. Entreremo nel barrio di Nelson Mandela, il più famigerato di Cartagena e di tutta la Colombia, regno delle pandillas più spietate della costa. Qui, circa un anno fa, due cineasti, una psicologa e una sociologa che sembravano usciti da un documentario degli anni settanta – coraggiosi, romantici, idealisti – decisero di combattere il dilagante fenomeno delle pandillas insegnando tecnica cinematografica ai giovani del barrio. Cinema vs. pandilla. Intervisteremo i protagonisti di questo progetto geniale e un po’ donchisciottesco e realizzeremo un video in esclusiva per il nostro blog. Per farvi capire come è diffuso in Colombia il fenomeno delle pandillas basterebbe quello che ha scritto oggi ‘El Heraldo’ il quotidiano di Barranquilla. Negli scontri tra le bande dei Las Paisas e dei Los Uribenos da gennaio ad oggi sono morti a Cordoba 270 pandilleros, una cifra destinata a superare il record del 2009 (533 vittime nei massacri)
Poi ci sposteremo a nord di Cartagena per raccontare la crisi colombiana-venezuelana vista dagli indios Wayuu che vivono in alta Guajira, al confine di questi due paesi. Per loro non esistono frontiere e se ne fregano sia di Chavez che di Santos. Quella che per i politici è frontiera, per loro è solo repubblica del vento.
