Archivio di August, 2010

Televendite sul bus

Nei barrios si va in taxi – occhio pero’ perche’ i taxisti cartageneros sono piu’ micidiali di una pandilla – o in mototaxi – sconsigliatissimo perche’ nonostante ti facciano indossare il casco, i mototaxisti slalomeggiano nel traffico e lungo le strade allagate dalla pioggia con la circospezione di un etilista ucraino. La terza possibilita’ sono i bus, il cui biglietto varia dai 1300 ai 1800 pesos. Nelle ore di punta, sono dei forni crematori. Cosi’ stipati di gente che non puoi scendere. Cosi’ promiscui che se ti palpano il culo o ti sfilano un portafoglio, non batti ciglio. Nelle altre ore pero’ viaggiare in bus e’ un’esperienza assai piacevole. Costeggi il mercato Bazurto che da lontano ti appare come un formicaio oceanico, ti diverti a leggere e a fotografare le straordinarie insegne dei negozi, iperboliche e coloratissime – oggi ho arricchito la mia collezione con un chiosco di perros calientes chiamato ‘Il tempio del colesterolo’ e con una chiesa cristiana edificata sopra a un casino’ su cui campeggiava una scritta ambigua ‘Dio ti indica sempre la retta via’ che  non si capiva se si riferisse a all’acqua santa o alle slot machines.

I conducenti dei bus guidano e frenano con una disinvoltura criminale che ricorda molto quella dei camionisti del Corno d’Africa, sempre strafatti di miraa. Sulle strade erose, irregolari e spesso inondate di Cartagena i loro bus ondeggiano e saltano in continuazione, seminando il panico tra i pedoni. L’autista e’ sempre affiancato da uno o da due esparri. L’esparri si sporge fuori dall’autobus e urla ai passanti il tragitto del bus. Il momento pero’ piu’ esilarante e’ quando salgono a bordo i venditori ambulanti. In genere sono venditori di dolciumi – barrette di cioccolato, tipo Mars, per capirci. Ne distribuiscono un paio ad ogni passeggero, poi si piazzano al centro del bus e cominciano a recitare la loro litania, che e’ un tripudio di parole carezzevoli e di flautate menzogne. Prima decantano le meraviglie delle loro barrette – energetiche, deliziose, un concentrato di vitamine – poi cercano di blandire i passeggeri. “Queste squisite barrette vi costerebbero 1200 pesos ma grazie all’eccezionale promozione di oggi le pagherete solo 700 pesos”. E poi via, a riprendersi le barrette dei passeggeri riottosi e a incassare i soldi di chi invece s’e’ bevuto la storia del concentrato di vitamine.




Cialis all’amatriciana

Le farmacie qui si chiamano droguerias. Nel centro di Cartagena e nei quartieri piu’ esclusivi della citta – El Laguito, Crespo, Bocagrande, Manga, dove abitava il Florentino Ariza di Garcia Marquez – somigliano piu’ o meno alle nostre farmacie. Ma non appena ti lasci il centro alle spalle e ti avventuri nei barrios piu’ popolari la musica cambia. Qui le droguerias, in pieno giorno come nel cuore della notte, sembrano minuscoli Fort Alamo in cui i farmacisti lavorano protetti da spesse inferriate di ferro. Come sub asserragliati in una gabbia antisqualo. Tu chiedi un farmaco e loro te lo passano da un pertugio, giusto per ricordarti che in Colombia non sono mai rose e fiori. A Bocagrande ho fatto amicizia con un farmacista. Appena gli dico che sono italiano mi chiede se mi serve del Cialis. “Cialis? E perche’?” – rispondo io. Con un sorriso malizioso mi spiega che gli italiani che sbarcano a Cartagena il Cialis non lo consumano lo divorano, come i cinesi fanno col riso.




Colombia da bere

 

Cosa bevono i colombiani? A pranzo, pochissima birra. Preferiscono berla la sera, a fiumi, nei bar o nei locali dove si balla. A pranzo preferiscono bibite analcoliche, succhi di frutta preparati al momento e l’aguapanela, una bevanda di zucchero grezzo di canna fatto bollire in acqua con cannella e succo di limone. Nei ristoranti di comida corriente è inclusa nel prezzo ed è piacevole e dissetante. La birra è ottima, come in quasi tutto il Sudamerica. C’è la Costeñità, il Peroncino di Colombia, l’Aguila, chiara, leggera e a buon mercato, la gagliarda Poker, la birra più amata nel sud e la Club Colombia, più cara ma egregia. Tra le birre importate le più apprezzate sono la Heineken e la nostra Peroni – in realtà è la Nastro Azzurro – che qui considerano uno status symbol. Bere Peroni in una discoteca colombiana è un po’ come ordinare un mojito in un lounge bar di Trastevere. Le bibite analcoliche agli aromi di frutta, soprattutto quelle della Postbon, sono di una dolcezza stomachevole. Come una pessima gomma da masticare. I succhi di frutta, invece, vi delizieranno. Il succo di lulo, di níspero, l’afrodisiaco borojo – verde come una vellutata di crescione – lo squisito di zapote, un incrocio tra un caco e una papaya e il tomate de arbol, il mio preferito, che vi consiglio di bere frullato con acqua invece che con il latte. Il suo sapore? Asprigno, floreale, gradevolissimo. Col suo succo in Ecuador curano le influenze, in Venezuela l’anemia, in Giamaica rimettono in sesto i fegati più dissestati.

Capitolo distillati. Il liquore per antomasia è l’aguardiente. Lo vendono nella versione con zucchero – più tosta di gradazione – e senza. Sia come sia, vi sembrerà di centellinare una Sambuca. Dolcissimo e perfidamente alcolico. A me non piace e se proprio devo terminare la serata con un distillato ripiego volentieri su un rum. Qui ce ne sono per tutti i palati e per tutte le tasche. I colombiani super rumberos preferiscono il ron di Medellin perchè, a sentir loro, sale più rapido al cervello. Chi invece preferisce il whisky fa follie per l’Old Parr. DiSaronno è onnipresente. La cosa buffa è che in molti locali del centro di Cartagena chiedi l’aguardiente e non ce l’hanno, ma la bottiglia di DiSaronno al centro della scansia non manca mai. Viene proposto nei cocktail tradizionali o allungato con succhi di frutta. Maracuja, ananas, lulo e níspero.