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Cosa succede quando un grande viaggiatore come Lorenzo Cairoli, giornalista, scrittore, sceneggiatore, incontra il liquore italiano più venduto nel mondo? Lo scoprirerete leggendo questo blog. 4 continenti, 59 paesi, un anno di viaggio. La prima tappa sarà la Colombia con base a Cartagena, poi una trasferta insidiosissima ad Haiti fino al Plateau Central per scoprire come se la passano veramente gli haitiani a cinque mesi dal terremoto. Seguiranno incursioni a Cuba, nella turbolenta Giamaica di Bolt e di Dudus Cooke, a Panama, in Venezuela, in Ecuador, in Perù, in Cile. Cairoli tornerà in Kenya – dove ha vissuto 11 anni – per raccontare l’immane tragedia dei grandi laghi africani, intervisterà il presidente Kibaki, racconterò i prodigi della bidonville di Kibera in cui le discariche vengono trasformate in fattorie biologiche. Sarà in Ghana a raccontare il fermento culturale di Accra con le sue nuove scuole di giornalismo e di teatro. Sarà in Congo, in Ruanda, in Nigeria, in Indonesia e in Malesia nel peggior momento degli Ulema, che oggi vietano qualunque cosa – lo yoga perchè simbolo dell’induismo, alle donne di viaggiare a bordo di motocicli, i jeans attillati, le foto pre-matrimoniali, la permanente, le acconciature troppo voluminose e colorate, l’aerobica. Sarò in Camerun a raccontare la sua corruzione flamboyant, un paese dove senza bustarella non si può abbattere un albero, non si viene promossi a scuola, non si entra all’Università, non si viene ricoverati in ospedale. Perfino in obitorio bisogna corrompere qualcuno. Altrimenti scaraventano a terra il defunto, gli rubano i vestiti, non lo restituiscono alle famiglie per il funerale. In Cile, in Iran, in Nuova Guinea, a Cuba, in Israele, in Etiopia, in Eritrea, in Australia, in Nuova Zelanda, in Giappone, in India, in Cina, in tutto il Sud America, Paraguay compreso. Un giro del mondo a caccia di nuove storie, di nuove tendenze, di cibi insoliti, ed estremi, di storie di cuochi agli antipodi, di frutti inediti, di distillati sconosciuti, curiosando nei mercatini etnici, dove il cibo si mescola con l’antropologia e i feti dei lama con finte reliquie di conquistadores spagnoli. Tra piantagioni di caffè, vigneti che non t’aspetti, la Borgogna riprodotta a tre ore d’auto da Pechino che ha lasciato di stucco Lanz Moser.

Per un anno su questo blog potrete leggere le peripezie di un nomade curioso a spasso per il mondo

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