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Televendite sul bus

Nei barrios si va in taxi – occhio pero’ perche’ i taxisti cartageneros sono piu’ micidiali di una pandilla – o in mototaxi – sconsigliatissimo perche’ nonostante ti facciano indossare il casco, i mototaxisti slalomeggiano nel traffico e lungo le strade allagate dalla pioggia con la circospezione di un etilista ucraino. La terza possibilita’ sono i bus, il cui biglietto varia dai 1300 ai 1800 pesos. Nelle ore di punta, sono dei forni crematori. Cosi’ stipati di gente che non puoi scendere. Cosi’ promiscui che se ti palpano il culo o ti sfilano un portafoglio, non batti ciglio. Nelle altre ore pero’ viaggiare in bus e’ un’esperienza assai piacevole. Costeggi il mercato Bazurto che da lontano ti appare come un formicaio oceanico, ti diverti a leggere e a fotografare le straordinarie insegne dei negozi, iperboliche e coloratissime – oggi ho arricchito la mia collezione con un chiosco di perros calientes chiamato ‘Il tempio del colesterolo’ e con una chiesa cristiana edificata sopra a un casino’ su cui campeggiava una scritta ambigua ‘Dio ti indica sempre la retta via’ che  non si capiva se si riferisse a all’acqua santa o alle slot machines.

I conducenti dei bus guidano e frenano con una disinvoltura criminale che ricorda molto quella dei camionisti del Corno d’Africa, sempre strafatti di miraa. Sulle strade erose, irregolari e spesso inondate di Cartagena i loro bus ondeggiano e saltano in continuazione, seminando il panico tra i pedoni. L’autista e’ sempre affiancato da uno o da due esparri. L’esparri si sporge fuori dall’autobus e urla ai passanti il tragitto del bus. Il momento pero’ piu’ esilarante e’ quando salgono a bordo i venditori ambulanti. In genere sono venditori di dolciumi – barrette di cioccolato, tipo Mars, per capirci. Ne distribuiscono un paio ad ogni passeggero, poi si piazzano al centro del bus e cominciano a recitare la loro litania, che e’ un tripudio di parole carezzevoli e di flautate menzogne. Prima decantano le meraviglie delle loro barrette – energetiche, deliziose, un concentrato di vitamine – poi cercano di blandire i passeggeri. “Queste squisite barrette vi costerebbero 1200 pesos ma grazie all’eccezionale promozione di oggi le pagherete solo 700 pesos”. E poi via, a riprendersi le barrette dei passeggeri riottosi e a incassare i soldi di chi invece s’e’ bevuto la storia del concentrato di vitamine.




Piogge e pandillas

 

Sono capitato in Colombia in pieno golpe atmosferico. A luglio, si sa, una viaggio a Cartagena è un azzardo. Il sole è labile, le pioggia pertinace, le nuvole una costante. Ma l’azzardo, questa volta, è andato aldilà di ogni immaginazione. Piogge, o meglio, diluvi biblici hanno inondato diversi barrios della città. Ieri, davanti al mercato Bazurto, il nostro autobus della Metrocar arrancava guadando le strade trasformate in fiumi limacciosi da una pioggia inesorabile. La verità è che la pioggia ci mette molto di suo ma il resto lo fa l’incuria; una rete fognaria da trentesimo mondo e la basura, la spazzatura che ostruisce i tombini. E se non bastava la pioggia torrenziale e un inverno che nessuno ricorda così rigido dal 1993, ci si è messo Chavez a creare tensione tra Colombia e Venezuela. Questa settimana Disaronno ways e chi vi scrive vi regaleranno un reportage eccezionale. Entreremo nel barrio di Nelson Mandela, il più famigerato di Cartagena e di tutta la Colombia, regno delle pandillas più spietate della costa. Qui, circa un anno fa, due cineasti, una psicologa e una sociologa che sembravano usciti da un documentario degli anni settanta – coraggiosi, romantici, idealisti – decisero di combattere il dilagante fenomeno delle pandillas insegnando tecnica cinematografica ai giovani del barrio. Cinema vs. pandilla. Intervisteremo i protagonisti di questo progetto geniale e un po’ donchisciottesco e realizzeremo un video in esclusiva per il nostro blog. Per farvi capire come è diffuso in Colombia il fenomeno delle pandillas basterebbe quello che ha scritto oggi ‘El Heraldo’ il quotidiano di Barranquilla. Negli scontri tra le bande dei Las Paisas e dei Los Uribenos da gennaio ad oggi sono morti a Cordoba 270 pandilleros, una cifra destinata a superare il record del 2009 (533 vittime nei massacri)

Poi ci sposteremo a nord di Cartagena per raccontare la crisi colombiana-venezuelana vista dagli indios Wayuu che vivono in alta Guajira, al confine di questi due paesi. Per loro non esistono frontiere e se ne fregano sia di Chavez che di Santos. Quella che per i politici è frontiera, per loro è solo repubblica del vento.